Jenny Cardon, staffetta partigiana, in copertina dell’opuscolo 2026/2027
Jenny Cardon è nata a Torre Pellice l’11 marzo 1917 e proviene da una famiglia valdese antifascista.
Dopo aver frequentato la scuola di avviamento professionale, ha lavorato in una fabbrica del settore dolciario.
Ha aderito a dicembre del 1944 alla “V Divisione Alpina Sergio Toja” e il 1º agosto 1943 si è sposata con Luigi Peyronel, sergente maggiore degli Alpini, durante una licenza del giovane. Dopo il matrimonio i due giovani non si vedranno mai più. Quando Luigi tornerà, pochi giorni dopo la liberazione, Jenny è stata uccisa da pochi giorni durante uno scontro tra partigiani e nazifascisti. È l’unica partigiana deceduta tragicamente nelle valli pinerolesi (Pellice, Chisone e Germanasca).
Nel periodo della Resistenza Jenny ha svolto spesso delicate operazioni di collegamento tra i reparti, è stata anche arrestata e poi rilasciata.
Durante l’ultimo combattimento doveva consegnare un messaggio ai partigiani dell’Alta Valle al posto del partigiano Giovanni Rivoir, perché si riteneva che una donna sollevasse meno sospetti. Purtroppo però nei pressi di Rio Cros, viene fermata da una colonna di nazifascisti che scendono da Bobbio Pellice e che la costringono a porsi in mezzo a loro come scudo umano, per garantirsi il passaggio nella valle. Le fanno levare il soprabito per essere più visibile con il suo maglione a righe colorate confezionato dalla mamma per il suo compleanno.
Il piano però non funziona e scoppia l’inferno, Jenny cade trafitta alla schiena: è il 26 aprile 1945, pochissimi giorni prima della liberazione.
Ecco la versione di questo episodio riportata dallo storico Attilio Jalla.
«Verso le 16, sparatoria verso i Coppieri; un primo convoglio di tedeschi che scende dall’alta valle è fermato a Rio Cros da un reparto di partigiani che tira con mitragliatrici e con un mortaio dal poggio dei Geymet; breve combattimento; cadono tre tedeschi e con loro uno degli ostaggi che hanno condotto con sé la valorosa giovane staffetta Jenny Peyronel Cardon, presa mentre svolgeva un servizio pei partigiani».
E questo è il significativo commento del comandante Antonio Prearo(1).
«[Il fatto] vuole essere non solo l’espressione dello straordinario contributo dato alla guerra dalle donne, così solennemente confermato col sacrificio della sua vita, ma anche un’espressione particolare del contributo dato dagli Italiani agli Alleati, nella guerra contro il comune nemico. Mentre ella cadeva, suo marito, inquadrato nei Gruppi di Combattimento, saliva combattendo al loro fianco».
Il Comune di Torre ha intitolato a Jenny una via, le ha dedicato un cippo commemorativo e le è stata anche conferita una decorazione al merito.
(1) Antonio Prearo, Terra ribelle (1943-1945), Ed. Claudiana, Torino, pag. 275.



